25 Maggio 2023
CIBI SINTETICI: COLDIRETTI, NO DALLA WORLD FARMERS’ ORGANIZATION

“La World Farmers’ Organization (WFO) rigetta qualsiasi tentativo di sostituire il cibo ottenuto tramite il lavoro degli agricoltori con prodotti di laboratorio e di amplificare in questo modo i problemi di concentrazioni lungo la catena alimentare, sminuendo il lavoro degli agricoltori e spingendo i consumatori verso un modello alimentare omologante che non valorizza la tradizione, la diversità, la ricchezza, la qualità e le specificità di ogni territorio del nostro pianeta.” E’ quanto si legge nel documento approvato dall’Assemblea Generale della WFO che si è tenuta in Sud Africa. Si tratta – riferisce la Coldiretti - dell’Organizzazione che riunisce associazioni di agricoltori e cooperative di agricoltori in tutti i continenti, dall’Asia all’Oceania, dall’Africa all’America fino all’Europa.

E proprio dall’Unione Europea “preoccupazione” per gli alimenti in provetta è stata espressa anche dal Comitato europeo delle regioni con la votazione in plenaria di un parere sul cibo sostenibile con uno specifico emendamento. Un parere coerente – secondo la Coldiretti – con il fatto che l’Unione Europea ha vietato dal 1996 nell’attività di allevamento e produzione della carne l’uso di ormoni che è invece necessario per i cibi di laboratorio.

Dall’Italia si estende dunque anche all’estero l’opposizione ai cibi a base cellulare (carne, pesce e latte) come meglio definiti secondo il Rapporto pubblicato dalla Fao e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che – sottolinea la Coldiretti - hanno individuato ben 53 pericoli potenziali per la salute, dalle allergie ai tumori. Alla preoccupazione per la salute si aggiunge quella sul piano ambientale dopo i risultati della ricerca realizzata da Derrick Risner ed i suoi colleghi dell’Università della California a Davis pubblicati sul sito www.biorxiv.org hanno evidenziato che – conclude la Coldiretti - il potenziale di riscaldamento globale della carne a base cellulare definito in equivalenti di anidride carbonica emessi per ogni chilogrammo prodotto è da 4 a 25 volte superiore a quello della carne bovina tradizionale.

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