18 Luglio 2015
SULLA NUOVA FERRARA

Non credevamo ai nostri occhi stamattina quando abbiamo letto l’articolo a pagina 18 della Nuova Ferrara con le dichiarazioni di Riccardo Martinelli e Barbara Faccini in merito ai danni da animali selvatici. C’era tutto quanto di peggio si può immaginare in fatto di chiacchiere da bar e da saccenti studentelli universitari. Se Martinelli e Faccini avessero avuto solo l’intelligenza di verificare i dati riportati da Coldiretti avrebbero potuto constatare che 2 milioni di euro di danni sono dichiarati ufficialmente per 600 mila euro dagli ambiti territoriali di caccia e 1,6 milioni di euro da danni risarciti dall’ente pubblico. Tali risarcimenti in provincia di Ferrara ammontano a 271 mila euro per quelli risarciti dall’ente pubblico e 28 mila per quelli risarciti dagli ambiti territoriali di caccia.
Martinelli, che tra i suoi incarichi annovera quello di accertatore di danni alle colture agricole, dovrebbe sapere che i danni risarciti dagli enti pubblici sono solo una parte dei danni reali alle aziende, che sono ben maggiori. È questo il motivo per cui in Emilia Romagna i danni reali (per difetto) alle aziende agricole ammontano secondo Coldiretti a 3 milioni di euro. Questo senza calcolare che ai danni diretti alle aziende e alle colture agricole si aggiungono quelli all’ambiente, dalla compattazione dei terreni in zone montane (non esiste solo Ferrara in Emilia Romagna) a quelli della scomparsa di vegetali rari fino a danni che vanno oltre le aziende agricole (ad esempio incidenti stradali dovuti ad animali selvatici).
A parte questa piccola “dimenticanza”, è veramente preoccupante in che mani sono lasciati gli agricoltori! La citazione della necessità di non abbattere degli animali perché altrimenti la maggiore disponibilità di cibo aprirebbe l’aumento della popolazione di selvatici (ci asteniamo dalle considerazioni prive di prove provate sulle volpi e i rapaci quali “efficaci predatori” delle nutrie) è da manualetto del piccolo biologo ed è anche la teorica ed astratta valutazione di chi sta al sicuro dietro una scrivania, senza doversi alzare presto ogni mattina per andare sotto il sole cocente a raccogliere i frutti del proprio prodotto per trovarsi davanti alla sorpresa di vederselo mangiato e distrutto da storni e nutrie. Forse questi signori non hanno mai provato l'ebrezza di vedersi ribaltare un carro con 200 quintali di risone a causa di un buco di una nutria con un danno da 40.000 euro; che nessuno paga, oppure la fatica di mettere in posa una tubatura nuova d’irrigazione di 2 chilometri ed il mattino successivo doverlo rappezzare con dodici giunti, e non hanno mai avuto la soddisfazione di andare a letto con le risaie piene d’acqua ed alzarsi con le risaie vuote, sempre grazie alle nutrie, ed dover affrontare costi non previsti per tappare buchi dalla primavera a settembre inoltrato
Cosa dovrebbero fare gli agricoltori? Lasciare indisturbati gli animali selvatici di mangiarsi il frutto del loro lavoro? In Italia la fauna selvatica è un bene pubblico, ma è giusto che siano solo gli agricoltori ad alimentarla con i propri prodotti, mentre nel resto d’Europa gli animali selvatici sono di proprietà dell’azienda su cui gli animali vivono? Ci aspettiamo una risposta chiara dall’ente pubblico e non da qualche funzionario di contorno.
In quanto alla bassa e indegna insinuazione che la Coldiretti abbia sollevato il problema per ottenere maggiori finanziamenti, ci asteniamo da ogni commento: abbiamo già dato mandato ai nostri legali di verificare se ci sono le condizioni di una denuncia. Eventualmente ci vedremo in tribunale.

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