17 Dicembre 2012
LE ECCELLENZE DELL’EMILIA ROMAGNA NEL MONDO VALGONO 4.896 MILIONI DI €

Le esportazioni di prodotti agroalimentari dell’Emilia Romagna ammontano a 4.896 milioni di euro. A trainare l’export ci sono i prodotti lattiero-caseari, con il Parmigiano in testa (549 milioni), le carni preparate, su cui spiccano i salumi (548 milioni di euro), i derivati da cereali, con la pasta (522 milioni), la frutta fresca (446 milioni), le carni fresche (445 milioni), gli ortaggi trasformati (380 milioni). Sono dati che, secondo Coldiretti, potrebbe triplicare se tutti i prodotti venduti nel mondo spacciati come emiliano romagnoli provenissero effettivamente dall’Emilia Romagna. In questo modo si compenserebbe abbondantemente il passivo della bilancia agroalimentare regionale che ammonta a 1.162 milioni di euro. Il fatturato del falso “made in Emilia Romagna” che gira per il mondo – informa Coldiretti – solo nell’agroalimentare ha superato gli 8 miliardi di euro (60 miliardi a livello nazionale), sottraendo risorse economiche e occupazione al settore agroalimentare regionale.
Alla perdita di opportunità economiche ed occupazionali si somma – afferma Coldiretti – il danno provocato all’immagine dei prodotti nostrani soprattutto nei mercati emergenti dove spesso il falso è più diffuso del vero e condiziona quindi negativamente le aspettative dei consumatori. Se infatti, secondo un sondaggio Coldiretti/Swg, ben il 45 per cento degli italiani non mangerebbe mai un formaggio Parmesan prodotto in Australia, la situazione è profondamente diversa all’estero, specie nei Paesi emergenti.
Il cosiddetto “Italian sounding” colpisce i prodotti più rappresentativi dell’identità alimentare nazionale come è stato evidenziato dalla raccolta di Coldiretti dei casi più eclatanti di pirateria alimentare nei diversi continenti dove sono state scovate delle vere aberrazioni, dal “Parma salami” del Messico, ma anche una curiosa “mortadela” siciliana dal Brasile e il “provolone” del Wisconsin.
Le denominazioni Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono le più copiate nel mondo con il Parmesan diffuso in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada, dall'Australia fino al Giappone, ma in vendita c'è anche il Parmesao in Brasile, il Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesao in tutto il Sud America, ma anche Pamesello in Belgio o Parmezan in Romania. In alcuni casi ci sono curiose frammistioni tra prodotti tipici di regioni diverse, come nel caso della mortadella San Daniele, il Parma Salami Genova o un salame calabrese prodotto con Sangiovese.
Parmigiano e carni lavorate (insaccati) che sono i più imitati, sono anche quelli con i numeri più alti nell’export dopo l’ortofrutta fresca: l’Emilia Romagna nel 2011 ha esportato 548 milioni di carni preparate e 549 milioni di prodotti lattiero caseari in cui fanno la parte da leone i formaggi (Parmigiano, Provolone, Grana Padano).
Il comune denominatore degli esempi di imitazione e contraffazione di prodotti agroalimentari italiani è l’opportunità, per un’azienda all’estero, di ottenere sul proprio mercato di riferimento un vantaggio competitivo associando indebitamente ai propri prodotti l’immagine del Made in Italy apprezzata dai consumatori stranieri, senza alcun legame con il sistema produttivo italiano e facendo concorrenza sleale nei confronti dei produttori nazionali impegnati a garantire standard elevati di qualità.

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