3 Giugno 2010
IMPRESE: RIVOLUZIONE NEI CAMPI IN EMILIA ROMAGNA

Il terzo millennio sembra aver portato una profonda rivoluzione nell’agricoltura dell’Emilia Romagna. E’ quanto emerge da una ricerca di Coldiretti regionale che ha preso in esame i principali comparti agricoli nell’arco degli ultimi quindici anni.
Secondo la ricerca, tra il 1995 e il 2009 in Emilia Romagna c’è stata una ristrutturazione e un riassestamento delle imprese, con una forte concentrazione nel settore degli allevamenti, un calo delle coltivazioni a impianti stabili, come la frutta, e un orientamento verso coltivazioni annuali, come ortaggi e seminativi, che meglio consentono di adattarsi ai cambiamenti dei mercati particolarmente repentini negli ultimi anni.
Lo studio si è basato sui dati medi rilevati per quinquennio (1995-1999; 2000-2004, 2005-2009) in modo da rilevare le tendenze di periodo. In alcuni casi sono emersi trasformazioni che appartengono più al cambiamento di un secolo che non a quello di tre soli lustri.
Un vero mutamento è avvenuto nel settore degli allevamenti, con un drastico calo delle stalle sia bovine, sia suine. Se nel 1995, in Emilia Romagna erano presenti 18.340 aziende con allevamento bovino, nel 2009, erano rimasti poco più di 8.000 allevamenti, con un calo del 56%. Da rilevare che il quinquennio 2005-2009 è stato un periodo di assestamento, mentre la chiusura degli allevamenti si era concentrata principalmente tra il 1995 e il 2004, quando hanno chiuso più di 9.000, stalle pari al 50% di quelle presenti dieci anni prima.
I dati sui capi in allevamento denotano che la chiusura delle stalle è stato in linea di massima un fenomeno di ristrutturazione. Il numero dei capi allevati infatti è diminuito in misura notevolmente inferiore a quello degli allevamenti. Se nel quinquennio 1995-1999 in regione venivano allevati in totale 721.000 bovini, di cui 308.000 vacche da latte, il loro numero nel quinquennio 2005-2009 è sceso a 617.000, di cui 275.000 vacche da latte con un calo di poco superiore al 14% del totale dei capi bovini e di circa l’11% della vacche da latte. In pratica tra il 1995 e il 1999 c’erano in media 42 capi per stalla, mentre nel quinquennio appena trascorso il dato è passata a 72 bovini per allevamento.
Il calo delle vacche da latte non ha inciso sulla produzione di Parmigiano Reggiano, che ha continuato ad attrarre la maggioranza del latte regionale, la produzione del re dei formaggi è cresciuta nei quindici anni del 10%, passando dalle 93.726 tonnellate del periodo 1995-1999 alle 103.266 dell’ultimo quinquennio.
Andamento analogo a quello dei bovini si riscontra sul fronte dei suini dove gli allevamenti hanno avuto un calo ancora più drastico, passando dai 7.870 del 1995 ai 1.532 del 2009 (–80,5%), con un numero di capi che è restato pressoché invariato: erano 1.652.000 nel 1995 e sono passati a 1.626.000 nel 2009 (–1,5%), con un forte aumento della media dei capi per allevamento, passati dai 200 del 1995 agli oltre 1.000 del 2009.
Sul fronte delle colture vegetali, i quindici anni presi in esame risentono del 1992, l’anno della prima grande crisi del settore frutticolo emiliano romagnolo. Gli effetti sono ben evidenziati dai numeri: gli ettari a frutta sono diminuiti al di sopra del 17%, passando dagli oltre 89.000 del 1995 ai 74.000 dell’ultimo periodo. Con il ridimensionamento che ha interessato soprattutto le mele (–30% della superficie coltivata, passata 8.838 ettari a 6.134), le ciliegie (–33%, da 2.946 a 1.975 ettari) e, soprattutto due prodotti che si fregiano dell‘indicazione geografica protetta (Igp) come le pesche e nettarine (–21,3%, da 34.140 a 26.882 ettari) e le pere (–15,1% da 30.536 a 25.924 ettari). Sostanzialmente invariate in 15 anni sono rimaste invece colture come il kiwi, con 3.500 ettari (–1,6%), le albicocche con 4.860 ettari (–0,8%) e le susine che con oltre 5.000 ettari sono risultate in aumento del 5,2%.
In leggero calo la coltivazione della vite (–2,6% da 62.437 ettari a 60.787), mentre sostanzialmente stabile risulta il settore degli ortaggi, dove le superfici coltivate sono rimaste invariate, di poco al di sopra dei 25 mila ettari, anche se con una forte diversificazione rispetto alle specie coltivate. Infatti, al calo sensibile di cocomeri (–43%), meloni (–21%) e fragole (–45%) ha fatto riscontro l’aumento di zucchine (+44%), fagiolini (+61%) e piselli freschi (+13%).
Tra le colture vegetali aumentano i cereali, passati dai 53.818 ettari coltivati mediamente nel quinquennio 1995-1999 ai 57.391 ettari (+6,6%) che hanno costituito la media coltivata tra il 2005 e il 2009).

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Approfondisci

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi